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La tecnologia come nuovo “Katechon” – Appunti su Dark Enlightenment & Cristianesimo Nazionalista

La tecnologia come nuovo “Katechon” – Appunti su Dark Enlightenment & Cristianesimo Nazionalista

| Trikkia

Nell’estate del 2025 è stato pubblicato in Italia (con diciotto anni di ritardo) un breve saggio di Peter Thiel : Il momento straussiano , edito per i tipi Liberilibri nella collana «Le nuvole». Era uscito negli USA nel 2007 e da allora Thiel ha finanziato JD Vance fino alla vicepresidenza degli Stati Uniti, fondato Palantir e quello che diciotto anni fa sembrava un pamphlet provocatorio e marginale oggi appare come un manuale operativo. Il contenuto in un tweet? Democrazia e libertà non sono compatibili, l’Occidente è in stagnazione culturale, serve una governance che garantisca la sicurezza attraverso la tecnologia e questa deve essere gestita da chi sa e può davvero decidere.

In questo senso il concetto più interessante utilizzato dall’autore è ilKatechon , (dal greco κατέχον), termine usato da San Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi per identificare “ciò che trattiene” l’apocalisse (rivelazione): una forza che si contrappone all’arrivo dell’Anticristo e rallenta la fine dei tempi. Per Thiel (e questo è il punto cruciale del suo Il momento straussiano) la tecnologia è il nuovo katechon : lo strumento che si oppone alla decadenza dell’Occidente, alla stagnazione e al collasso della civiltà. Non più l’impero romano, la Chiesa, lo Stato democratico (come teorizzato da pensatori precedenti, ma ci arriviamo), quanto l’innovazione tecnologica guidata da élite illuminate (leggi: lui e i suoi amici).

A parte questo spunto, tanto inquietante quanto, per certi versi, affascinante, Thiel non inventa nulla di nuovo; assembla frammenti di una lunga tradizione di pensatori anti-liberali che ha attraversato tutto il Novecento. L’impianto teorico del libro infatti si struttura attorno a tre figure principali: René Girard , Leo Strauss eCarl Schmitt. Thiel li usa come lenti per interpretare il presente e per riscrivere il futuro delle democrazie liberali in un’epoca caratterizzata da una radicale discontinuità tecnologia. Schmitt (1888 – 1985) gli serve per ragionare sulla genesi e il funzionamento dei conflitti politici: individuazione del nemico, del decisore nei momenti di crisi, l’importanza che il sovrano possa agire, ove necessario, senza alcun vincolo. Strauss (1899 – 1973) per evidenziare la tensione tra verità filosofiche e necessità politiche attraverso l’informazione: cosa sa (e può sapere) chi governa e cosa invece va nascosto alla massa. Girard , suo professore a Stanford, gli fornisce gli strumenti per capire il desiderio mimetico – come mutuiamo i nostri desideri da ciò a cui aspirano i nostri simili, come nascono le rivalità e come queste esplodono in violenza collettiva.

Questa la sintesi. Ma per capire meglio il portato di questo libretto (e perché arriva in Italia solo ora) serve una mappa più ampia: serve capire chi è Thiel, da dove vengono le sue idee (Strauss, Schmitt, Girard, ma anche Yarvin e Land), chi le finanzia, e soprattutto con chi si è alleato per metterle in pratica. Di seguito qualche appunto.


Le radici filosofiche: da Weimar a Stanford

Partiamo da lontano, ma non troppo, dalle macerie della Repubblica di Weimar e dalla crisi della democrazia liberale nel Novecento.

Leo Strauss

In breve: filosofo politico tedesco-americano che sosteneva che le democrazie liberali sono troppo deboli per sopravvivere alle crisi. Teorizzava la necessità di un’élite che governi con “menzogne nobili” per il bene della massa incapace di autogovernarsi.

Nato in Germania nel 1899 da famiglia ebraica, fugge dal nazismo negli anni ’30 e diventa professore all’Università di Chicago, dove forma generazioni di neo-conservatori americani (Paul Wolfowitz, William Kristol). La sua filosofia parte da una premessa: la democrazia liberale moderna è fragile perché si basa su relativismo morale e nichilismo. Strauss legge Platone e i classici per sostenere che serve una classe dirigente che conosca la verità ma la nasconda al popolo attraverso “noble lies”(menzogne nobili), necessarie perché la massa non è in grado di gestire certe verità senza cadere nel caos. La società ha bisogno di miti unificanti, anche se falsi, e di un’élite che sappia quando sospendere le regole democratiche per proteggere l’ordine. I suoi allievi hanno giustificato le guerre in Iraq con questo schema: creare narrazioni pubbliche (armi di distruzione di massa) diverse dalla realtà strategica, per mobilitare la popolazione verso obiettivi che “l’élite sa essere necessari”. Thiel riprende Strauss quando sostiene che democrazia e libertà sono incompatibili: servono leader illuminati che governino senza i vincoli del consenso popolare.

Carl Schmitt

In breve: giurista tedesco, teorico dello stato d’eccezione permanente. Sosteneva che “sovrano è chi decide sullo stato d’eccezione” e che la democrazia parlamentare fosse un lusso insostenibile nei momenti di crisi.

Nato nel 1888, Schmitt è stato il principale teorico costituzionale del Terzo Reich, anche se il suo rapporto col nazismo fu complesso e ambiguo. La sua tesi centrale è che la politica è essenzialmente conflitto: il discrimine fondamentale è tra “amico” e “nemico”, e ogni sistema politico deve essere capace di identificare il nemico esistenziale e agire di conseguenza. La democrazia liberale, con i suoi dibattiti parlamentari infiniti e le sue mediazioni, è paralizzata quando serve decisione rapida. Schmitt teorizza lo “stato d’eccezione”: nei momenti di crisi il sovrano deve poter sospendere le leggi ordinarie e decidere unilateralmente. La legittimità non viene dalle procedure democratiche ma dall’efficacia nel proteggere la comunità dal nemico. Dopo la guerra, Schmitt viene processato a Norimberga ma non condannato, e le sue opere diventano fondamentali per teorici di destra e sinistra (da Agamben a Negri). Il suo concetto di “teologia politica ” (tutti i concetti politici moderni sono concetti teologici secolarizzati) influenza profondamente chi, come Thiel, vede il conflitto culturale contemporaneo come guerra di religioni mascherate. L’idea di governance tecnocratica del Dark Enlightenment (lo vediamo dopo) deve molto a Schmitt: quando la crisi è permanente (immigrazione, terrorismo, collasso climatico), lo stato d’eccezione diventa norma e servono decisori forti, non parlamenti.

René Girard

In breve: filosofo cattolico ideatore della teoria dei desideri mimetici: le persone copiano i desideri altrui, creando rivalità che sfociano nella ricerca di capri espiatori. Peter Thiel lo considera il suo principale riferimento intellettuale.

Nato nel 1923, ha insegnato a Stanford per decenni ed è morto nel 2015. La teoria girardiana funziona così: gli esseri umani non desiderano le cose autonomamente, ma copiano i desideri degli altri e questo crea rivalità mimetiche inevitabili. Le società gestiscono questa violenza potenziale attraverso il meccanismo del capro espiatorio: scaricano la colpa su una vittima sacrificale per ristabilire l’ordine. Girard legge tutta la storia umana attraverso questa lente, dal mito di Edipo ai linciaggi medievali fino alla cultura della cancellazione contemporanea. Per lui, il cristianesimo è l’unica religione che ha smascherato questo meccanismo mostrando Cristo come capro espiatorio innocente.

Thiel ha studiato con Girard a Stanford e applica ossessivamente le sue teorie: vede la Silicon Valley come arena di rivalità mimetiche (tutti vogliono essere il prossimo Steve Jobs), la competizione universitaria come desiderio mimetico (tutti vogliono andare a Harvard perché tutti vogliono andarci), e i movimenti progressisti come meccanismi di capro espiatorio moderni. Girard è il motivo per cui Thiel dice cose come “la competizione è per i perdenti” e finanzia imprese monopoliste. È anche il motivo per cui vede il progressismo identitario come religione persecutoria. Se Strauss e Schmitt forniscono la critica alla democrazia liberale, Girard fornisce la diagnosi antropologica: gli esseri umani sono animali mimetici che hanno bisogno di gerarchie chiare e capri espiatori per non divorarsi a vicenda.


I teorici contemporanei: dai blog alla Casa Bianca

Se Strauss, Schmitt e Girard sono i “padri nobili”, l’operazione di traduzione in programma politico concreto avviene nei primi anni 2000, quando alcuni programmatori e filosofi marginali iniziano a scrivere su blog anonimi una sintesi aggiornata di quelle idee. Si chiama Dark Enlightenment e propone di sostituire la democrazia con gerarchie “naturali” gestite da amministratori delegati e algoritmi.

Curtis Yarvin (Mencius Moldbug)

In breve: è il teorico principale del DE. Vuole città-stato private gestite come aziende. Ha inventato il termine “Cattedrale ” per descrivere l’establishment progressista (università + media + ONG) come un unico blocco di potere.

Programmatore reinventatosi filosofo politico, ha costruito la sua reputazione scrivendo saggi lunghissimi su blog anonimi tra il 2007 e il 2014. La sua tesi centrale: la democrazia è un sistema obsoleto e inefficiente, una “forma di governo primitiva” che andrebbe sostituita con una struttura aziendale. Di qui la visione degli Stati Uniti come una rete di città-stato private, gestite come imprese, con un amministratore delegato al comando invece di un sindaco eletto (le stanno già realizzando, citofonare Prospéra). Yarvin riprende Schmitt (serve un sovrano decisore) e lo traduce in linguaggio aziendale: il sovrano è il CEO, lo stato d’eccezione è la governance emergenziale, il nemico è la burocrazia democratica. Ha inventato il concetto di “Cattedrale”, il vero potere: l’alleanza informale tra università d’élite, grandi testate giornalistiche e organizzazioni progressiste che controllano il discorso pubblico fingendo neutralità. Secondo lui, Harvard e il New York Times hanno più potere del Congresso senza che nessuno li abbia votati. Ha fondato Urbit, un progetto di “internet sovrano” basato su catene di blocchi, finanziato proprio da, indovinate un po’, Peter Thiel.

I suoi scritti erano considerati marginali fino al 2021, quando è emerso che JD Vance lo citava regolarmente e che aveva contatti diretti con figure dell’orbita trumpiana. Oggi Yarvin viene descritto dal Guardian come l’architetto intellettuale di pezzi della nuova amministrazione. Da Strauss ha preso l’idea dell’élite illuminata, da Schmitt quella della decisione sovrana, e le ha tradotte nel linguaggio della Silicon Valley: startup, disruption, governance agile.

Nick Land

In breve: ha scritto il manifesto The Dark Enlightenment (2013). Predica l’accelerazionismo : spingere il capitalismo oltre il punto di rottura per forzare una trasformazione definitiva e radicale.

Profeta cyberpunk del collasso, filosofo inglese, è stato docente alla University of Warwick negli anni ’90 dove ha fondato la Cybernetic Culture Research Unit (CCRU), un collettivo accademico che mescolava filosofia continentale, teoria cibernetica e culture rave. Ha avuto un crollo nervoso, si è trasferito a Shanghai e lì ha scritto The Dark Enlightenment (2013), il manifesto che ha dato il nome al movimento. Land predica l’accelerazionismo di destra : invece di resistere al capitalismo, bisogna accelerarlo fino al punto di rottura, forzare la singolarità tecnologica, far collassare il sistema democratico sotto il peso delle sue contraddizioni.

Scrive in uno stile praticamente illeggibile, frammentato, apocalittico, quasi incomprensibile, ma incredibilmente influente nella destra tecnologica. La sua idea centrale è che la democrazia rallenta il progresso tecnologico con burocrazia e “sentimentalismo egualitario”, e che l’umanità dovrebbe abbracciare una governance algoritmica post-umana. Ha influenzato direttamente Yarvin e, attraverso di lui, l’intero ecosistema intellettuale della Silicon Valley autoritaria. Land è l’anello che collega la critica schmittiana della democrazia parlamentare con il determinismo tecnologico della Silicon Valley : se Schmitt diceva che serve un decisore sovrano, Land dice che quel decisore sarà un algoritmo, non un umano. La democrazia è lenta, la tecnologia è veloce, quindi la tecnologia vincerà comunque: meglio guidare il processo che subirlo.


Ok le idee… ma chi paga (e ci guadagna)?

La filosofia senza soldi resta nei blog. Quello che rende il Dark Enlightenment rilevante è che alcuni miliardari della tecnologia, cresciuti in contesti molto specifici, l’hanno adottato come programma e l’hanno finanziato fino a portarlo al governo.

Peter Thiel

Cresciuto in Namibia durante l’apartheid, è cattolico tradizionalista e finanziatore diretto di Yarvin. Ha lanciato politicamente JD Vance, ora vicepresidente USA. Nel 1998 scrisse The Diversity Myth , una critica radicale al multiculturalismo che definiva le università americane come regimi di conformismo ideologico.

l papa nero del Dark Enlightenment , ma la sua biografia spiega perché. Nato a Francoforte nel 1967, si trasferisce bambino in Namibia dove il padre Klaus lavora come ingegnere per le miniere di uranio del regime dell’apartheid. Cresce quindi nell’unica colonia tedesca africana durante il suo ultimo periodo di segregazione razziale legale, un ambiente che lo forma politicamente. La famiglia si sposta poi negli Stati Uniti, dove Thiel fa filosofia a Stanford e legge a Stanford Law School. È lì che incontra René Girard e diventa suo discepolo intellettuale. Nel 1998, ancora prima di PayPal, scrive con David Sacks The Diversity Myth , un attacco feroce al multiculturalismo universitario che sostiene che la “diversità” è diventata totalitarismo mascherato e che Stanford “è diventata simile alla Corea del Nord” per conformismo ideologico.

Fonda PayPal nel 1999 con la “PayPal Mafia” (Musk, Reid Hoffman, Max Levchin), fa miliardi con la vendita a eBay , investe per primo in Facebook nel 2004 ottenendo il 10% dell’azienda per 500 mila dollari (ora vale decine di miliardi). Ma la vera svolta è ideologica: diventa apertamente anti-democratico. Nel 2009 scrive su Cato Unbound : “Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili”. Inizia a finanziare Yarvin e il progetto Urbit. Si dichiara cattolico tradizionalista (convertito da evangelico). Nel 2016 finanzia segretamente il processo che distrugge Gawker (il sito aveva rivelato la sua omosessualità anni prima), dimostrando che può usare i soldi per cancellare testate che non gradisce. Sostiene Trump pubblicamente quando tutta la Silicon Valley lo boicotta. Nel 2021 scopre JD Vance, senatore novellino dell’Ohio, lo finanzia massicciamente e lo trasforma in vicepresidente.

Thiel è il collegamento vivente tra filosofia anti-democratica (Strauss, Schmitt, Girard, Yarvin) e potere concreto (Facebook, Palantir, Casa Bianca). Palantir , la sua azienda di sorveglianza digitale, lavora per CIA, FBI, ICE e eserciti occidentali: è letteralmente l’incarnazione della governance algoritmica che Schmitt avrebbe potuto solo immaginare. Nel 2007 scrive Il momento straussiano dove mette insieme tutti i pezzi: la crisi della democrazia liberale (Strauss), la necessità di decisori forti (Schmitt), la rivalità mimetica come motore della storia (Girard), e la tecnologia come soluzione (Yarvin, Land). L’abbiamo detto, il libretto esce in Italia nel 2025, diciassette anni dopo, quando Thiel ha già portato al governo chi implementa quelle idee.

Elon Musk

Il più mediaticamente esposto del gruppo, viene dall’élite bianca del Sudafrica dell’apartheid, ha posizioni fortemente anti-woke e ha co-diretto il DOGE (Department of Government Efficiency) sotto Trump. La sovrapposizione culturale con Thiel è totale, anche senza dichiarazioni esplicite di affiliazione.

Nato a Pretoria nel 1971, figlio di Errol Musk (ingegnere) e Maye Musk (modella canadese), cresce nell’élite bianca del Sudafrica dell’apartheid in piena segregazione. Il nonno materno, Joshua Haldeman, era un chiropratico canadese che negli anni ’30 aveva guidato il Technocracy Movement in Canada (un movimento che voleva sostituire politici con ingegneri e scienziati) e che si era trasferito in Sudafrica negli anni ’50 in cerca di “maggiore libertà”. Musk lascia il Sudafrica nel 1989, giusto prima della fine dell’apartheid, per evitare il servizio militare obbligatorio. Studia in Canada e Pennsylvania, poi fonda Zip2 e X.com (che diventa PayPal) insieme a Thiel. Vende PayPal , investe tutto in SpaceX (2002) e Tesla (2004). Per anni è l’icona progressista della tech, il visionario che vuole salvare il pianeta con auto elettriche e colonizzare Marte.

Ma dal 2020 cambia: diventa ossessivamente anti-woke, attacca i lockdown covid, compra Twitter per $44 miliardi nel 2022 dicendo di voler “salvare la libertà di parola”, riattiva Trump bannato, smantella la moderazione dei contenuti, si circonda di account di destra. Nel 2024 sostiene apertamente Trump e viene nominato co-direttore del DOGE (Department of Government Efficiency) con Vivek Ramaswamy: un dipartimento governativo creato per smantellare la burocrazia federale applicando “principi aziendali”. Musk non cita Yarvin pubblicamente, ma la sovrapposizione è totale: entrambi vogliono “CEO invece di burocrati”, entrambi vedono la democrazia come inefficiente, entrambi vengono dall’apartheid sudafricano. La differenza è che Thiel è intellettuale e discreto, Musk è memetico e rumoroso. Ma il substrato culturale è identico.


La connessione globale: Cristianesimo Nazionalista

Ma la filosofia anti-democratica e i soldi della tecnologia non bastano. Serve una base di massa, una narrazione che mobiliti milioni di persone. Ed è qui che entra in gioco l’alleanza con i movimenti cristiani nazionalisti, che forniscono la legittimazione religiosa e il consenso popolare che la filosofia straussiana richiedeva.

Esiste una rete transnazionale che collega evangelici conservatori americani come Vance e Thiel, il regime di Putin attraverso il Patriarca Kirill della Chiesa Ortodossa Russa (che ha definito pubblicamente la guerra in Ucraina come “difesa dei valori cristiani contro la dittatura omosessuale globale imposta dall’Occidente”), e leader europei come Viktor Orbán in Ungheria, il PiS in Polonia, e settori della destra italiana (da Salvini a Meloni, con gradi diversi di coinvolgimento).

Il World Congress of Families è il punto di incontro fisico di questa rete: congressi annuali che si tengono in città diverse (Verona 2019, Tbilisi, Budapest) dove oligarchi russi come Konstantin Malofeev (sanzionato dall’Unione Europea per aver finanziato i separatisti nel Donbass) finanziano direttamente movimenti contrari all’aborto americani ed europei, associazioni per la famiglia tradizionale, e campagne contro i diritti delle persone omosessuali e transessuali. Putin si presenta strategicamente come l’ultimo difensore del cristianesimo autentico contro l’Occidente “degenerato, secolarizzato e moralmente corrotto”. Non è fede sincera, è geopolitica culturale : costruire un’alleanza globale di conservatori religiosi che vedono Mosca come baluardo morale contro Bruxelles e Washington.

Il Patriarca Kirill riceve in cambio protezione politica e finanziamenti miliardari (controlla un impero economico che include fabbriche di tabacco e vodka). Brian Brown, presidente del Congresso e figura chiave del movimento per la vita americano, fa da ponte: organizza gli incontri, distribuisce i fondi russi, coordina le campagne. L’alleanza funziona perché unisce il nazionalismo cristiano americano (che vede Trump come unto dal Signore), l’ortodossia russa imperiale (che vede Putin come nuovo zar cristiano), e i movimenti identitari europei (che vedono l’Islam e il progressismo come minacce esistenziali). Non è cospirazione: sono conferenze pubbliche, finanziamenti tracciabili, dichiarazioni ufficiali. È potere morbido religioso usato come arma geopolitica.

Qui si chiude il cerchio: Strauss diceva che servono “menzogne nobili” per governare la massa, Schmitt che la politica è identificazione del nemico, Girard che servono capri espiatori per gestire la violenza mimetica. Il cristianesimo nazionalista fornisce tutto questo: il mito unificante (difesa della civiltà cristiana), il nemico (progressismo, Islam, “teoria gender”), il capro espiatorio (le minoranze LGBTQ+, gli immigrati). E lo fa su scala globale, connettendo oligarchi russi, miliardari americani e movimenti di massa europei in un’unica rete che Thiel può finanziare e Yarvin può teorizzare come “governance post-democratica”.


Qualcosa da leggere e ascoltare, volendo approfondire

Libri

  • Il momento straussiano (Thiel, 2007/2025): il testo da cui partire ora che è disponibile in italiano.
  • The Diversity Myth (Thiel/Sacks, 1998): per capire la critica al progressismo universitario.
  • The Dark Enlightenment (Land, 2013): il manifesto tecno-autoritario, difficile ma influente.
  • The Contrarian (Chafkin, 2021): la biografia critica di Thiel che connette tutti i pezzi.
  • Things Hidden Since the Foundation of the World (Girard, 1987): spiega perché Thiel pensa che la rivalità mimetica governi tutto, dalla politica alla cultura della cancellazione.
  • Per Strauss: Persecution and the Art of Writing (1952).
  • Per Schmitt: Teologia politica (1922) e Il concetto di politico (1932).

Qualche articolo: il Guardian ha documentato l’influenza di Yarvin sull’amministrazione Trump, Politico ha tracciato il percorso delle sue idee dalle chat private alle politiche governative. Per L’alleanza tra Putin e i cristiani nazionalisti americani non ho link e serve una ricerca più approfondita.

Un podcast : Fuori da qui – Ep. 85 – Fascismo apocalittico di Simone Pieranni – Chora Media


Per chiudere , ricominciando

Ma questa è solo una parte del racconto. C’è un pezzo di storia che manca e che evidenzia uno dei problemi di fondo.
Nick Land non è sempre stato quello che è diventato. Negli anni ’90 condivideva un ufficio a Warwick con Mark Fisher , il teorico del realismo capitalista. Insieme hanno fondato la CCRU, il collettivo da cui è nato l’accelerazionismo. Poi si sono separati, in tutti i sensi, generando due correnti nate dagli stessi presupposti ma diametralmente opposte: Land è andato a Shanghai a predicare tecnofeudalesimo, Fisher è rimasto in Inghilterra a immaginare altre vie d’uscita dal capitalismo. Fisher si è suicidato nel 2017, proprio mentre il Dark Enlightenment (e Trump) conquistava il potere.

Una via si è aperta e sembra sempre più forte e concreta con una struttura completa: filosofia (Strauss, Schmitt, Girard), teoria politica (Yarvin, Land), soldi (Thiel, Andreessen, Musk), potere concreto (Vance vicepresidente, Palantir per CIA e FBI), progetti operativi (città-stato private, network states, governance algoritmica). L’altra, mi pare, si è interrotta bruscamente e sembra mancare di quasi tutto. Diagnosi brillanti, sì (Fisher sul realismo capitalista resta insuperato) – ma terapie vaghe (vedi Klein e Taylor in risposta al fascismo apocalittico), strutture fragili, finanziamenti inesistenti, nessun accesso al potere.

E questo è un problema serio. Perché quando manca un’alternativa credibile, vince a tavolino chi ha i soldi e gli algoritmi. Fisher sosteneva che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Il Dark Enlightenment ha preso questa diagnosi e ci ha costruito sopra un programma. L’alternativa dovrebbe fare altrettanto, ma al momento non si vede (poi magari sono io che non l’ho trovata, eh).

Ne riparliamo. Questi sono solo appunti, non conclusioni.